Sexta-feira, 10 de Agosto de 2012

Mostre: segni e sguardi che raccontano le città

 
 

Da Hopper a Ghirri, cinque esposizioni indagano la bellezza insolita di centri urbani e periferie

 

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        di Marco Di Capua 

Il gracile portoghese che parlando in un soffio sostiene che "il tempo non esiste" ha ragione, perché lui ha 92 anni, dipinge dinamicissimi quadri che nemmeno un ventenne li fa così, e si porta addosso la modernità come un abito di quelli buoni, che anche sgualciti vanno bene. Si chiama Nadir Afonso (Chaves, 1920) e adesso il Museo Carlo Bilotti di Roma gli dedica una personale (fino al 30 settembre), curata da Stefano Cecchetto, che lo consacra uno e trino: architetto, pittore, collezionista. Come architetto è stato anche collaboratore di Le Corbusier e Oscar Niemeyer, e in occasione della Biennale di architettura a Venezia (29 agosto) gli sarà riservata una mostra specifica. Da collezionista rappresenta il raro caso di un artista amico di artisti: ne frequentò molti, raccolse lavori di Pablo Picasso, Giorgio De Chirico, Fernand Legér. Ma Afonso è soprattutto pittore, e nei suoi quadri esplode la città dipinta. Che cos’è? Scrittura elastica? Geometria euforica? Certo, ma ancora non ci siamo: la città qui è una specie di musica, visualizza un coloratissimo pentagramma. Però niente fado e malinconie. Jazz, piuttosto.

Tutto ciò mentre al Museo Thyssen Bornemisza di Madrid l’americano Edward Hopper (1882-1967), il più grande pittore livello strada che sia mai esistito, suona fino al 16 settembre i suoi blues. Sono 73, per la precisione, i capolavori in mostra. Hopper non ha voluto altro che dipingere luce sopra i muri, gente solitaria, stanze senza nessuno. Ha catturato il modello base dei nostri habitat fisici e mentali di animali metropolitani. Se amasse o meno i grattacieli non si sa, ma si pensa di no, visto che nei suoi quadri non ce ne sono. Diciamo che gli piaceva una città laterale, ad altezza d’uomo, e le case che preferiva erano quelle fuori moda.

D’altra parte ciò che è autentico, qualità di cui abbiamo oggi disperatamente bisogno, è fragilissimo, intriso di bellezza superstite. In questa prospettiva sono da segnalare tre mostre culturalmente patriottiche. Le prime due funzionano come topografie della nostalgia e geografie dei desideri retrospettivi: Firenze negli occhi dell’artista. Da Signorini a Rosai, fino al 28 ottobre alla Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti a Firenze, e 100 sguardi su Roma, di importanti pittori del 900, alla Galleria d’arte moderna capitolina (fino al 28 ottobre). La terza è Fotografie da viaggio in Italia. La sua origine è in una esposizione e in un libro che Luigi Ghirri curò nel 1984. Ora si ripresenta intatta (sotto forma di omaggio all’indimenticabile Ghirri) alla Triennale di Milano (fino al 26 agosto): 20 fotografi, tra i quali Gabriele Basilico, Mimmo Jodice, Olivo Barbieri, raccontano un territorio bello e dannato. Scatti estatici on the road. 

 


publicado por Laura Afonso às 11:50
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